Lo “stato patrimoniale” definisce la situazione, appunto, patrimoniale di una azienda ad un determinato periodo di tempo (quindi “al 31 dicembre”…”al 31 giugno” etc etc).
Esso è diviso in “Attivo” e “Passivo“; le attività di un’azienda sarebbero gli investimenti o impieghi della società e si distinguono in circolanti e immobilizzati, a seconda della loro attitudine a trasformarsi in liquidità, direttamente o indirettamente, entro un breve o lungo periodo di tempo, nei bilanci riclassificati trovate la distinzione in “Attività Correnti” e “Attività non Correnti”.
Le passività invece sono tutte le fonti di finanziamento con cui la società appunto fa fronte ai vari investimenti e impieghi, fanno parte di queste le passività correnti, le passività non correnti e il patrimonio netto; quest’ultimo rappresenta le fonti di finanziamento “interne”, ovvero utili della società, aumenti di capitale, capitale sociale (quello materialmente versato dagli azionisti) e riserve.
Se allora l’attivo racchiude tutti gli impieghi e investimenti societari e il passivo più il patrimonio netto tutte le fonti di finanziamento, va da sè che il totale dell’attivo dev’essere per definizione uguale al totale delle passività più il patrimonio netto.