Un anno di value investing: cosa ho imparato

un anno di Value Investing

Eccoci qui, è passato un anno da quando ho iniziato ad investire seguendo l’approccio del value investing.
Non ci credo. Pensavo che avrei abbandonato subito dopo aver sbattuto la faccia contro risultati catastrofici e invece…
Posso dire che in un anno ho raggiunto risultati interessanti (titoli a 50% di gain) è ugualmente ho commesso davvero tanti errori che mi hanno insegnato molto. Li voglio riepilogare tutti qui in questo articolo, sperando possa essere utile a qualcuno. Chissà tra un anno se riuscirò a non rifare le stesse minchiate!

Premetto che nel momento in cui scrivo il mio portfolio ha un utile netto (post tasse) del 5%. Non è molto ma voglio precisare che:

  1. l’utile attuale non è riferito alla quota di partenza investita. Ogni mese ho aggiunto denaro, per cui l’utile globale che cresce da inizio anno è spalmato oggi su in investimento maggiore (più del doppio) di quello che lo ha parzialmente generato;
  2. il 45% del mio portfolio è in azioni USA e il rapporto eur/usd è al massimo storico da gennaio 2015 e genera una perdita di circa il 5% sul mio attuale portfolio;
  3. il 38% del mio portfolio è in azioni della Universal Insurance Holding che in questi giorni ha subito un crollo spaventoso del 35% a causa dell’uragano Irma. Fortunatamente ora la perdita di questa posizione è dell’8% considerando anche il cambio sfavorevole.

Fatte queste doverose premesse partiamo con l’invidiabile lista degli errori:

1) Troppa diversificazione

La diversificazione è una protezione contro l’ignoranza. Non ha molto senso per coloro i quali sanno cosa stanno facendo.Warren Buffett

Mi sono lasciato prendere la mano e ho investito con superficialità in troppe posizioni che seppur buone sulla carta non mi sono potuto permettere di mantenere. Per cui quando si è presentato il momento di poter migliorare il prezzo di carico di un determinato titolo spesso non ho avuto la disponibilità economica per poterlo fare. E questo ci porta inevitabilmente all’errore n.2.

2) Poca liquidità

Ogni volta che ho avuto la possibilità di poter comprare qualcosa l’ho fatto. E’ un grosso errore. Bisogna lasciarsi sempre una disponibilità pari ad almeno 10/20% del valore del proprio portfolio per poter avere la forza di aggiustare i prezzi di carico quando le cose vanno male. Inoltre questo consente di aumentare drasticamente le possibilità di fare grandi profitti. Ad esempio, la settimana scorsa quando le azioni UVE sono crollate ho avuto la possibilità di incrementare la mia posizione solo del 20%. Se avessi avuto la liquidità sufficiente per incrementare di un 50% oggi la posizione sarebbe in utile e non in perdita.

3) Una posizione è per la vita

Sulla scia degli errori 1 e 2 si è generato un altro effetto collaterale: la chiusura di una posizione che si è poi rilevata essere un affare!!!
E’ il caso di EPS (Electro Power Systems) che avevo in portfolio a 6,97€, ceduta a 7,20€ e che adesso vale 10,24€ (+44,90%). Devo essere sincero, in realtà c’è stato un altro fattore che mi ha spinto a chiudere questa posizione: la tassazione francese sugli utili davvero troppo alta. Però l’errore è stato aprire una posizione difficile da mantenere e che di fatto ora mi genera malessere ogni volta che ne vedo la quotazione.

4) Acquisti frettolosi

Mr market spesso incastra anche me. Non credo ci sia molto da aggiungere…

5) Troppa esposizione nel mercato usa

La troppa esposizione in un mercato con voluta estera genera due tipi di problemi: il primo è il non aver controllo della variazione monetaria che il mercato genera in base al sentiment del momento, il secondo è la doppia tassazione sugli utili (estera e italiana) che raggiune valori prossimi o superiori al 40%.

Conclusioni

In un anno ho imparato molto. Ho imparato che i fondamentali abbinati a valutazioni sul fair value sono l’unico modo valido per investire con successo. Ho imparato che a lungo termine si possono ottenere ottimi risultati e che è necessario dotarsi di strumenti validi a tradurre i bilanci in numeri utili.
Ma soprattutto ho imparato un metodo: ho imparato ad acquistare un bene quando il mercato lo sottovaluta che nella vita di tutti i giorni si traduce in un continuo risparmio che posso reinvestire.
Inoltre sono riuscito a mettere da parte denaro che diversamente oggi non avrei.

Riassumendo

Ecco cosa ho imparato:

  • Aprire una posizione solo quando è un affare;
  • Avere almeno un 10% di liquidità;
  • Evitare grosse esposizioni in mercati esteri;
  • Gestire pochi titoli è meglio che averne molti;
  • Gli strumenti sono essenziali;
  • Saper attendere il tempo giusto per acquistare è essenziale;
  • Il Value Investing funziona!

5 risposte su “Un anno di value investing: cosa ho imparato”

  • Ti seguo con grande attenzione.
    Colgo l’occasione per ringraziarti del lavoro che stai facendo con questo sito, veramente utile. Bravo!

  • Ho notato solo oggi questo sito , nonostante tutti i giorni , essendo affascinato dalla finanza , ed essendo in pensione da circa 3 anni , passi molte ore su molteplici siti finanziari , italiani ed americani.
    La cosa interessante e’ che anche io sono un investitore prevalentemente Value , anche se per una parte dei miei investimenti , e solo sulla parte di azioni Italia , circa il 10% dei miei asset faccia quando possibile un po’ di trading. Niente analisi tecnica. Sono da 10 anni un seguace di Warren Buffett a cui mi ispiro.
    In questo tuo post devo evidenziarti quello che io penso sia un errore , non si compera una azione che e’ scesa solo per abbassare il prezzo medio di carico. Chi ha fatto cosi’ con Tiscali Mps etc si e’ rovinato. Si ricompera una azione che si ha in carico a prezzi piu’ alti , solo quando Mr Market la mette in vendita a prezzo di saldo, ma l’importante e’ che sia una ottima societa’ ( cioe’ e’ scesa non per brutti dati finanziari , ma per altro ) . E questo e’ l’unico motivo per riacquistare una azione , ed e’ meglio cancellare poi dalla memoria il prezzo medio. Se successivamente una azione scende , ed il motivo sono i dati di bilancio negativi e non vi sono buone probabilita’ che l’azienda ritorni a guadagnare bene , meglio vendere quelle azioni anche in perdita e reinvestire su un’ altra valida azienda.
    Altro punto su cui sono in disaccordo con te e Buffett e’ che io preferisco avere una forte diversificazione settoriale e numerica. Attualmente il 60% del mio portafoglio sono azioni Usa , vari settori e circa 25 aziende. A parte Apple Microsoft e Markel Corp. che rappresentato il 15/10/8 %cadauno del portafoglio , le altre 22 aziende sono al 2/3/4% massimo. I risultati sono buoni . Con un basso peso specifico se anche 3/4 azioni sottoperformano , il rendimento finale poco ne risente. Io preferisco stare al 60% negli Usa , cosi dicono 100 anni di storia di Wall Street , sia per efficienza sia per ritorni sulle azioni. Ultima cosa ,da 1 anno ho preferito invece evitare almeno in parte sia perdite che guadagni in conto cambio , coprendomi al 40% con un Etf short sul dollaro. Visto il disastro della borsa Italiana , ma in generale quelle europee , io sono molto soddisfatto dell’andamento della mia gestione , circa + 8% da gennaio 2018. Ora leggo gli altri articoli.

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