La checklist di Philip Fisher per investire in azioni

Nato nel 1907 in California, Philip Fisher è stato uno dei più grandi investitori di sempre.

E’ considerato il padre del Growth Investing (investimento sulla crescita), disciplina che ha sviluppato praticamente da zero e ampiamente narrato nel suo libro “Common Stocks and Uncommon Profits”, un caposaldo della finanza.

Uomo timido, riservato e introverso. Gli piaceva camminare e ogni giorno raggiungeva a piedi il suo ufficio percorrendo la stessa strada di San Francisco sia all’andata che al ritorno.
Ha usato la stessa calcolatrice “a nastro” per circa vent’anni. Anche quando gliene comprarono una nuova più moderna ci mise due anni per utilizzarla costantemente (e solo perché la precedente si era rotta). Curiosità: possedeva azioni del produttore della nuova calcolatrice da anni.

“Il miglior momento per vendere delle azioni è quasi mai.”

A metà della propria vita, avendo acquisito una certa popolarità come investitore, acconsentì a conoscere dei giovani brillanti per scambiarsi idee su investimenti. Si diceva fosse in grado di capire la persona che aveva davanti al primo incontro, quindi se non richiamava il giovane dopo la prima volta significava che non era più interessato a vederlo (il che accadeva quasi sempre).
Alla fine degli anni ’50, si fece vivo a casa Fisher per un meeting pomeridiano Warren Buffett. Ovviamente Buffett si guadagnò più di un incontro e si dice che tuttora parte della sua disciplina di investimento sia stata influenzata da quei meeting con il buon Fisher.

Fisher adottava un approccio molto conservativo e seguiva un preciso percorso per arrivare a prendere una decisione di investimento. Infatti, proprio nel libro sopracitato descrive minuziosamente i quindici passaggi che utilizzava per il suo scopo:

15 punti da cercare in un’azienda

  • L’azienda ha prodotti o servizi con un potenziale di mercato sufficiente a rendere possibile un considerevole aumento delle vendite per almeno diversi anni?
  • Il management è determinato a continuare a sviluppare prodotti o processi che aumenteranno ulteriormente il potenziale di vendita quando le potenzialità di crescita delle linee di prodotti attualmente attraenti saranno state ampiamente sfruttate?
  • Quanto sono efficaci gli sforzi di ricerca e sviluppo dell’azienda in relazione alle sue dimensioni?
  • L’azienda ha una rete vendita superiore alla media?
  • La società ha un margine di profitto interessante?
  • Cosa fa l’azienda per mantenere o migliorare i margini di profitto?
  • La società ha eccezionali rapporti coi propri lavoratori e coi sindacati?
  • La società ha buone relazioni con i dirigenti?
  • L’azienda è in grado di sopravvivere senza fare affidamento esclusivamente su un direttore brillante?
  • Quanto sono buone le analisi dei costi e della contabilità aziendale?
  • Ci sono altri aspetti del business, in qualche modo peculiari per l’industria coinvolta, che danno agli investitori indizi importanti su quanto sarà eccezionale la società in relazione alla sua concorrenza?
  • L’azienda ha una visione a breve termine o a lungo termine riguardo ai profitti?
  • L’azienda è in grado di crescere senza dover immettere sul mercato nuove azioni?
    Immettere nuove azioni sul mercato per aumentare il capitale dell’azienda implica svantaggi per gli azionisti, che in questo modo vedono diluire la loro partecipazione azionaria e il valore intrinseco delle loro azioni.
  • La direzione parla onestamente agli investitori dei suoi affari sia quando le cose vanno bene sia quando si verificano problemi o delusioni?
  • La società ha un management di indiscutibile integrità?

Questa checklist richiede una conoscenza approfondita dell’azienda su cui si vuole investire. Per cui è necessario limitarsi a prendere in considerazione solo società e settori che rientrano nella propria sfera di competenza. Poiché un simile metodo richiede molto tempo, Fisher suggerisce di selezionare poche aziende di prestigio piuttosto che investire in molte aziende che rientrano nella media.
I suoi portafogli, infatti, includevano non più di 10 titoli, di cui 3 o 4 rappresentavano il 75% dell’investimento complessivo.

Il figlio Kenneth (noto investitore e sua spalla destra) ha scritto nel suo necrologio: “Tra i pionieri, i pensatori formativi della scuola del growth investing, [Philip] potrebbe essere stato l’ultimo professionista testimone del crollo del 1929 a continuare ad accrescere la sua fama. La sua carriera ha attraversato 74 anni, ma è stata più diversificata rispetto alla selezione di titoli growth. Per decenni, i grandi investitori hanno rivendicato papà come mentore, modello di riferimento e ispirazione.”

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